II Domenica di Pasqua

25 aprile 2014 at 00:00

Andrea Torello

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Dal Vangelo secondo Giovanni

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Parola del Signore

Commento al Vangelo

Di questa pagina di Vangelo colpisce, innanzitutto, la disposizione d’animo dei discepoli, che per timore si chiudono in un isolamento sia fisico che del cuore: non hanno ancora metabolizzato la risurrezione. E poi troviamo Gesù, che non smette mai di cercare l’incontro con l’altro, anzi, va a stanare i discepoli là dove si erano barricati. Non cede neanche di fronte allo scettico Tommaso, bensì cerca la strada più adatta per raggiungere il suo cuore. Il Signore ci conosce, sa che la sua risurrezione a volte non basta a smuoverci. Spesso a vincere sono le paure, le pigrizie, le fragilità. Anche noi, come gli apostoli, tendiamo a chiuderci in una stanza, in una chiesa, in una sala della parrocchia, escludiamo dal nostro cuore la novità, desiderando intimamente di poter continuare a fare come sempre. Eppure, il Signore, non si stanca mai di scuoterci, investendoci di novità, di opportunità e di amore. Sì perché quella con lui è prima di tutto una relazione di amicizia. Gesù raggiunge gli apostoli quando sono tutti assieme e, avendo mancato Tommaso, aspetta il momento in cui sarà con gli altri: questo è un forte richiamo al valore della comunità. Il Signore ci desidera assieme, perché viviamo il nostro cammino con e per gli altri, diventando testimoni di questo Dio fatto uomo che ci ha cambiato la vita. Una bella sfida! Pensiamo alla nostra parrocchia, ai gruppi, alla famiglia: siamo comunità che testimoniano l’amore di Cristo, la sua salvezza per ogni uomo? Giovanni ci racconta anche che Gesù non lascia gli apostoli prima di aver donato loro lo Spirito. Con la forza dello Spirito, si apre un nuovo capitolo della storia dell’uomo al quale anche noi, oggi, siamo chiamati a partecipare. Così come allora, la nostra vita continua ad essere sostenuta dalla costante presenza di Dio attraverso lo Spirito che ci ispira e ci guida sulla via della santità: quanto siamo attenti alla sua voce, a riconoscere i suoi segni, a lasciarci guidare da lui?