Domenica delle Palme

10 aprile 2014 at 00:00

Andrea Torello

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Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo

In quel tempo Gesù comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla.

Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.

Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua». Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!».

Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.


Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.


Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei».

Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.

Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.

A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.

Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».

Parola del Signore

Commento al Vangelo

Il Vangelo di questa domenica narra di buio: si sentono persi Pietro, Giuda, Gesù stesso; la paura paralizza, rende incapaci di sperare. Parla anche di violenza, che è il silenzio della ragione, del cuore: basta pensare al discepolo che taglia l’orecchio al soldato, alla folla cieca di odio. È dunque tempo di silenzio e quindi, verrebbe da dire, di vuoto. Ma c’è silenzio e silenzio, e quello di Gesù è un silenzio che, pur nella situazione peggiore, sa dare vita alla speranza. Sì, perché perseverare significa sperare. E Gesù persevera nella scelta della non-violenza, dell’amore. Lo fa fino alla fine: verso il soldato, verso il ladrone, verso Pietro, verso Giuda. Ci riesce non perché sia divino. Infatti, non è mai stato così umano come nel momento dell’agonia. Piuttosto perché sa affidare. Libera il cuore, con un gesto che sembra quasi follia, e affida il suo dolore al Padre perché se ne occupi Lui. Si lascia guidare. Esce da se stesso e dalle sue paure per far spazio all’altro, condividerne lo smarrimento. Il cammino della quaresima è lungo. Possiamo averlo affrontato con l’impegno di tornare all’essenziale, oppure come qualsiasi altro periodo dell’anno. Oggi, però, di fronte alla passione di Gesù, non possiamo passare oltre senza fermarci e adorare. Senza restare soli di fronte ai propositi abbandonati, alle cadute lungo la strada, o al cammino mai cominciato. Ma Dio non ci vuole immobili, disperati di fronte ai nostri limiti. Ci invita a riconciliarci con il Padre, sapendo che se la nostra vita é nelle sue mani non possiamo temere alcun male. E dunque, liberati da questo peso, a farci attenti agli altri, ad accoglierne con amore le fragilità, a riconciliarci anche con loro. La settimana santa è occasione di conversione, perché di fronte all’infinito amore di Dio ci sentiamo chiamati uno a uno a comportarci da fratelli, a essere fratelli gli uni degli altri. Solo cosgrave;, insieme, potremo vivere il cammino verso la santità che Gesù ha aperto per noi con la sua morte e resurrezione.