IV Domenica del Tempo Ordinario

2 febbraio 2014 at 00:00

Andrea Torello

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Dal Vangelo secondo Luca

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. 
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:

«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».

Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».                                                              C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.           Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.
Parola del Signore

Commento - L’umiltà di Dio …

È la festa della presentazione del Signore, Giornata mondiale della vita consacrata. A farci da guida due personaggi, Simeone e Anna.

Da un lato il vecchio Simeone con gli occhi consumati dall’attesa di vedere il Messia, ma allo stesso tempo luminosi perché sempre orientati verso un compimento. Il suo desiderio è stato esaudito: la speranza è diventata realtà, tanto da poterla prendere in braccio.

Ma cosa vede Simeone? Vede l’umanità di un bambino e la accoglie tra le sue braccia. Un bambino come tutti gli altri. Eppure, gli occhi di Simeone riescono a leggere in quel bambino qualcosa di unico: per lui quel bambino è il Salvatore, la luce delle genti, il segno di contraddizione. Persino Maria e Giuseppe che conoscevano l’identità vera di quel bambino “si stupivano delle cose che si dicevano di lui”. Simeone riconosce che Dio salva nella debolezza, nella semplicità, nell’umiltà, nella povertà.

Restiamo non poche volte scandalizzati dell’umiltà di Dio, del silenzio di Dio, tanto da rifuggirlo perché non lo riteniamo eloquente. Facciamo un po’ come i sacerdoti del Tempio. Dove sono? Sono assenti: per forza! Quello è solo un bambino come tanti altri. Loro aspettavano un Messia da circo, che facesse rumore … un po’ come noi con Dio.

Pensa! Dio viene e solo un vecchio che aspettava la morte e una vedova di 84 anni sono gli unici che si fanno trovare all’appuntamento. Dio si rivela nel più grande abbassamento: ora in un bimbo, domani su una croce, poi in un pezzo di pane. Si manifesta sempre come uno chiede di essere accolto, in quel bambino affidato alle cure di altri o in quell’uomo che attende delle braccia per essere deposto dalla croce o in quel pane che chiede di essere accolto.

Quante cose vediamo, ma cosa vi riconosciamo? Cosa vi leggiamo?

 Ma … C’era anche una profetessa, Anna…

Anna appartiene alla più piccola delle tribù, segno che i piccoli e i poveri sono più disposti a riconoscere quello che sta accadendo realmente. Aveva fatto della lode a Dio il senso e la ragione delle sue giornate. Il vangelo ce la consegna come figura di chi non si appartiene più ma ripone la sua fiducia unicamente in Dio.

Due personaggi, due storie diverse, due vite che si intrecciano con la Vita … un unico obiettivo: accogliere la piccolezza di Dio che sconvolge le roboanti e rumorose attese dell’uomo di tutti i tempi. Sia così anche per te!