Domenica 2 febbraio Commento al Vangelo

30 gennaio 2014 at 00:00

Andrea

Dal vangelo di Luca (2,22-40)

22Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – 23come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore – 24e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
25Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. 26Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. 27Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, 28anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:

29“Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
30perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
31preparata da te davanti a tutti i popoli:
32luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele”.

33Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. 34Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: “Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione 35- e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori”.
36C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, 37era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. 38Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
39Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. 40Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

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La liturgia della Parola di questa Domenica è un canto di luce, di speranza, di salvezza. C’è un ottimismo di fondo nella storia che è benedetta e salvata dall’ingresso del Cristo. Gesù presentato al Tempio con la circoncisione sigilla la piena appartenenza alla stirpe di Abramo. Al bambino viene posto il nome indicato dall’angelo, che  esprime la missione alla quale è destinato. Rispettosi della Legge, i genitori presentano al Tempio il figli primogenito.

Nel corso della visita al tempio avvengono fatti sorprendenti, annunci di ciò che sarà il bambino. L’anziano Simeone “uomo giusto che aspettava la consolazione d’Israele”, mosso dallo Spirito riconosce nel piccolo bambino il Messia atteso dal popolo e la profetessa Anna conferma e gioisce nella fede. Nelle parole profetiche di questo pio giudeo la prospettiva si dilata da Israele alle genti: la salvezza è destinata a tutti i popoli, e il salvatore sarà “luce per illuminare le genti”. Simeone benedice i genitori, Maria e Giuseppe aggiungendo una duplice profezia. La prima riguarda il neonato: sarà causa di salvezza per alcuni ma di rovina per altri, segno di contraddizione.  La seconda profezia riguarda la Madre, coinvolta non solo nella generazione, ma nell’intera esistenza del figlio e della sua missione “una spada ti trafiggerà l’anima”.
Simeone e Anna, rappresentanti dell’Israele pio che fa del Tempio e del servizio a Dio il centro della vita, appartengono a quel popolo di poveri e di umili che pongono in Dio ogni fiducia. Nella loro vita intessuta di preghiera e di sofferenza, hanno imparato a fidarsi di Dio e a dipendere da lui, ad attenderlo e a sperare in lui, a credere nella sua fedeltà e nel compimento delle sue promesse. Queste due figure ci provocano a non contare sui nostri mezzi per salvarci e a guardare serenamente le nostre povertà e fragilità, nella consapevolezza che accolte, offerte e vissute nell’abbandono totale a Dio, oltre ad essere il luogo dove si manifesta la sua potenza  “è quando sono debole che sono forte” (ci ricorda San Paolo 2Cor 12,10, sono anche la condizione per scorgere la venuta e la presenza del salvatore nelle pieghe della storia e della nostra vita.

O Signore, che hai voluto farti bambino in mezzo a noi per insegnarci la via dell’umiltà e della semplicità, manifestando così la tua gloria, insegnami a vivere in profondità la mia vocazione cristiana affinché possa vivere sempre proteso nel bene, pronto a riconoscere con gioia la tua presenza.