III Domenica del Tempo Ordinario

23 gennaio 2014 at 11:38

Andrea

Dal Vangelo secondo Matteo

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, 13lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, 14perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:

15 Terra di Zàbulone terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
16 Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta.

17Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”.
18Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. 19E disse loro: “Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini”. 20Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. 21Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. 22Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
23Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. 24La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. 25Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.

Parola del Signore 

Commento

Subito ci congediamo dal quarto evangelista, che nella prima tappa domenicale del tempo ordinario ha avuto il compito di orientare il nostro cammino verso il Cristo, il cui mistero continuiamo a celebrare nella liturgia; ritroveremo Giovanni – e il suo sublime sguardo teologico sulla rivelazione di quel mistero – più avanti, negli snodi decisivi dei tempi forti di Quaresima e Pasqua (settimana santa e triduo sacro compresi).

A prenderci per mano e ad accompagnarci in questo anno A del ciclo triennale festivo da oggi sarà Matteo, del cui vangelo faremo la lettura corsiva ogni domenica del tempo “per annum”, fino alla solennità di Cristo Re, che conclude l’anno liturgico; dei tre vangeli sinottici è il più lungo (28 capitoli), nato probabilmente in ambiente palestinese o siriano intorno all’anno 80 e attribuito fin dall’inizio a Matteo, il pubblicano chiamato a diventare discepolo da Gesù stesso mentre sta esercitando la sua professione di riscossore delle imposte (Mt 9,9; Lc 5,27; Mc 2,14 in cui porta il nome di Levi).

La lettura odierna prende il via dal versetto 12 del quarto capitolo: si salta a pie’ pari l’episodio delle tentazioni nel deserto (4, 1-11) – che ritroveremo la prima domenica di quaresima – e viene annunciato con tono solenne di compimento profetico (Is 8) l’avvento del Regno di Dio, nella persona di Gesù Cristo. Attorno a questa visione ruota tutto il racconto matteano: il figlio di Maria e di Giuseppe (di regale discendenza davidica, ribadita ai giudei attraverso la minuziosa genealogia iniziale) inizia la sua predicazione.

«Il regno dei cieli è qui», tuona Gesù. Sembra dire agli uomini della Galilea, terra di poca fede per via del paganesimo imperante: «Guardatelo, è già davanti ai vostri occhi». Ed è vero: le Scritture si compiono in lui. Così pure il Regno, che è quello del Padre, atteso nei secoli, in lui è già presente. Ecco perché il racconto di Matteo è chiamato il “vangelo del regno”: in questa unificante categoria  l’evangelista coglie la figura del Messia e della comunità credente, cioè quella dei discepoli, che sono segno visibile del regno. E’ la Chiesa, quella germinale di due millenni orsono, come quella di oggi, che ancora ascolta la voce del Dio che chiama e che salva.

Per questo, dopo il severo invito alla conversione, il Signore Gesù chiama: «Venite dietro a me» dice ai discepoli che ha scelto. Li guarda e li provoca con un imperativo così sconvolgente da non poter essere ignorato. Quelle stesse parole sono più che mai attuali: sono rivolte a tutta la Chiesa, chiamata a convertirsi (quanto ne ha bisogno!) e a farsi missionaria. Di Cristo e del suo Regno.

don Stefano