II Domenica del Tempo Ordinario

16 gennaio 2014 at 16:33

Andrea

imagesDal Vangelo secondo Giovanni

29Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! 30Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. 31Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele”. 
32Giovanni testimoniò dicendo: “Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. 33Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. 34E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio”

Parola di Dio

 

Commento

«Ecco l’Agnello di Dio»: abbiamo iniziato il nostro cammino nel tempo “per annum” e Giovanni il Battista, la voce più autorevole «fra i nati da donna» (cfr. Gv 11,11), è ancora una volta il testimone prescelto per orientare il nostro percorso di fede in questo nuovo tempo liturgico. Il “profeta della soglia”, mandato «innanzi al Signore a preparargli le strade» (Lc 1,76), lo incontra e lo riconosce. Allunga la mano e punta l’indice verso Gesù Nazareno, il Cristo di Dio: egli in quel volto ha scorto il mistero, lo Spirito Santo – nel battesimo – ne ha rivelato al mondo la vera identità, scendendo e rimanendo su di lui; e ora tocca a Giovanni esplicitare la missione salvifica di «togliere i peccati del mondo».

Le parole del Precursore, il suo dito puntato e quell’«ecco» così marcatamente pronunciato, fanno volgere ai discepoli lo sguardo verso Gesù e suscitano la fede in lui. Essi comprendono, attraverso la testimonianza credibile di Giovanni, di chi devono essere veramente discepoli, perché è nel Cristo la novità di vita, in lui solo la salvezza.

Oggi come allora le parole del Battista invitano ciascuno di noi a volgere lo sguardo verso il volto di Gesù e a metterci sulla sua strada con lo stesso slancio dei primi discepoli. Certo, a differenza di quelli, il nostro “vedrà” con gli occhi della sola fede, gli stessi grazie ai quali cogliamo il volto di Cristo presente nell’Eucaristia ogni volta che il sacerdote, elevandola, la rivolge al nostro sguardo nella santa messa poco dopo la consacrazione, ripetendo le parole di Giovanni: «Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!».

Noi, invitati a questo incontro sacramentale con lui, ci riconosciamo indegni e ci battiamo il petto, consapevoli delle nostre fragilità; ma sono proprio quelle le ferite, causate dall’umana debolezza, che la misericordia divina viene a guarire rinnovando nel tempo il sacrificio salvifico dell’agnello immolato per noi, l’agnello della nuova (cioè definitiva) alleanza, il cui sangue è stato versato per la remissione dei nostri peccati.

L’uomo di questo tempo purtroppo riconosce la propria dignità a partire dall’avere (e dall’apparire) piuttosto che dall’essere: un uomo realizzato è colui che “ha”, è colui che “conta”, è colui che “sembra”… Dio invece si rivela nel Figlio suo Gesù Cristocome colui che sana e che vince il peccato, cioè colui che “salva”. E di questa salvezza, che è grazia continua, ci chiede di essere testimoni, nella vita di tutti i giorni.

don Stefano Bedello