La parola della settimana: il battesimo di Gesù.

10 gennaio 2014 at 16:21

Andrea

lectioDal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
Parola del Signore.

Commento

Il tempo di Natale, che con la festa odierna si conclude confluendo liturgicamente nel tempo ordinario, concentra in poco più di due settimane tutta la riflessione sugli eventi della vita di Gesù prima della sua predicazione, vale a dire dalla sua nascita a Betlemme al battesimo nel fiume Giordano per mano di Giovanni il Battista: una parabola lunghissima, quella che per tradizione racchiude i primi 30 anni della vita di Cristo, che precedono e preparano la sua “vita pubblica”. L’evangelista Matteo, dopo aver narrato – nei primi due capitoli – le vicende della nascita e dell’infanzia di Gesù, fino al ritorno dall’Egitto dopo la morte di Erode, ci fa compiere questo stupefacente balzo in avanti, in senso cronologico e geografico: il figlio di Maria e Giuseppe è diventato adulto, è un uomo maturo e certamente stimato (alcuni studi recenti sostengono che abbia frequentato una scuola rabbinica nella vicina Sefforis, dove sarebbe anche venuto a contatto con la cultura ellenistica); inoltre lascia la Galilea per raggiungere il Battezzatore sulle rive del Giordano. Egli sa quale evento sta per compiersi davanti a Giovanni? Forse lui stesso è colpito dalla teofania della voce divina e dello Spirito che scende in forma di colomba, ma la sua missione gli è già ben chiara: compiere il progetto di Dio, cioè la salvezza dell’uomo, un “disegno” che già viene esplicitato dal suo nome, Gesù. Perché dunque decide di mettersi in fila con i peccatori, per compiere un gesto di penitenza non dovuto? E’ quella la volontà di farsi solidale con l’uomo peccatore, in cui si può scorgere l’ombra della Croce; su quella Gesù porterà con sé il peccato del mondo, per redimerlo, vincendo la morte con la risurrezione. «Questi è il Figlio mio, l’amato» rivela il Padre celeste con le stesse parole replicate poi al momento della Trasfigurazione (Mt 17,5): Gesù è Figlio di Dio. E così come per lui il battesimo al Giordano fu annuncio solenne della sua filiazione divina, così è il nostro battesimo: in acqua e Spirito Santo diventiamo figli di Dio in Gesù Cristo, perché è nel suo battesimo che cogliamo il senso del sacramento che ci incorpora alla Chiesa, comunità dei redenti. E anche noi riceviamo una missione: quella di essere santi e testimoni. O meglio, santi “perché” testimoni. Ciascuno, oggi, rifletta sul proprio battesimo: facilmente non avremo ricordi di questo sacramento… Ma possiamo però domandarci: siamo testimoni coerenti della fede che abbiamo ricevuto quel giorno?

don Stefano Bedello