XXXII° Domenica del Tempo Ordinario

18 novembre 2013 at 10:07

Andrea

 

lectio

Domenica 17 novembre

XXXIII del Tempo Ordinario

Dedicazione della chiesa – Solennità della Chiesa locale

Gv 15,1-17

Io sono la vite, voi i tralci

 

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.

Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.

Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda.

Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.

* * *

Quando entriamo in chiesa, in una delle nostre belle chiese di pietre e mattoni, proviamo a pensare anche al “contenuto”: alla Chiesa (= assemblea, comunità, radunata dal Signore intorno a sé), in particolare di quella parte “locale” di Chiesa che è la diocesi. Ognuno di noi ne fa parte…

Se Gesù è la vite e noi i tralci, ciascuno di noi è parte di un unico organismo: un corpo che deve vivere e portare frutto, concretizzando la presenza dell’amore del Signore.

A qual prezzo? Essere disponibili a lasciarci “potare”, “lavorare”, da lui; accettare di “rimanere”, senza pretendere di fare per conto nostro (ha senso un ramo tagliato dalla pianta?); “dare la vita”, metterci a disposizione in tutto e per tutto, e fino in fondo… come ha fatto lui per noi.

Il Signore non ci tratta da servi, ma “ci ha chiamato amici”. Se siamo amici, allora siamo anche noi nella famiglia di Gesù: e la Chiesa (quella fatta di persone, che si riuniscono nella “chiesa” in muratura) è davvero casa nostra