XXXII° Domenica Tempo Ordinario

8 novembre 2013 at 11:45

Andrea

lectio Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
 
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
 
Parola del Signore
Commento

L’Antico Testamento prevedeva una norma singolare, il cosiddetto levirato. Essa non c’entra molto con l’amore degli sposi (non lasciar sola una povera vedova, consolarla per la morte del marito…), ma è piuttosto uno “stratagemma” per assicurare all’uomo una forma di eternità. Se la vita finisce con la morte, se credo che “dopo” non ci sia niente, l’unico modo per sopravvivere sarà far continuare dopo di me almeno qualcosa: il mio nome, l’azienda di famiglia, il patrimonio genetico… Soluzione? Un figlio! E se non son riuscito a farlo io ci proverà, a mio nome, mio fratello. Riduttivo? Squallido? Non è poi molto diverso dall’istinto animale di “preservare la specie”.

Ma per me, che ho una paura folle di morire, è proprio una magra consolazione!

Però: se Qualcuno mi assicura che io, proprio io, non finirò nel nulla, e che mi è aperta una vita nuova; se Lui per primo regala a Sé e a noi la risurrezione, l’eternità vera, allora il discorso cambia… e la speranza diventa grande.

Don Maurizio