La lectio divina (seconda parte)

4 novembre 2013 at 20:13

Andrea

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“La triplice distinzione, tuttavia, esprime in maniera appena embrionale il dinamismo della lectio
divina, che in qualche mio libro ho spiegato in tutta la sua ampiezza. Tale ampiezza, infatti,
prevede otto progressivi gradini: lectio, meditatio, oratio, contemplatio, consolatio, discretio,
deliberatio, actio.

Mi sembra opportuno accennarli brevemente.

L’oratio è la prima preghiera che nasce dalla meditazione: Signore, fammi comprendere i valori
permanenti del testo, che mi mancano, donami di capire qual è il tuo messaggio per la mia vita. E
a un certo punto, questa preghiera si concentra nell’adorazione e nella contemplazione del mistero di Gesù, del volto di Dio. L’oratio si può esprimere anche in richiesta di perdono e di luce o in
offerta.
“La triplice distinzione, tuttavia, esprime in maniera appena embrionale il dinamismo della lectio
divina, che in qualche mio libro ho spiegato in tutta la sua ampiezza. Tale ampiezza, infatti,
prevede otto progressivi gradini: lectio, meditatio, oratio, contemplatio, consolatio, discretio,
deliberatio, actio.

Mi sembra opportuno accennarli brevemente.

L’oratio è la prima preghiera che nasce dalla meditazione: Signore, fammi comprendere i valori
permanenti del testo, che mi mancano, donami di capire qual è il tuo messaggio per la mia vita. E
a un certo punto, questa preghiera si concentra nell’adorazione e nella contemplazione del mistero di Gesù, del volto di Dio. L’oratio si può esprimere anche in richiesta di perdono e di luce o in offerta.
“La triplice distinzione, tuttavia, esprime in maniera appena embrionale il dinamismo della lectio
divina, che in qualche mio libro ho spiegato in tutta la sua ampiezza. Tale ampiezza, infatti,
prevede otto progressivi gradini: lectio, meditatio, oratio, contemplatio, consolatio, discretio,
deliberatio, actio.

Mi sembra opportuno accennarli brevemente.

L’oratio è la prima preghiera che nasce dalla meditazione: Signore, fammi comprendere i valori
permanenti del testo, che mi mancano, donami di capire qual è il tuo messaggio per la mia vita. E
a un certo punto, questa preghiera si concentra nell’adorazione e nella contemplazione del mistero di Gesù, del volto di Dio. L’oratio si può esprimere anche in richiesta di perdono e di luce o in
offerta. 

La consolatio è molto importante per il nostro cammino di preghiera e sant’Ignazio di Lojola ne parla più volte nel suo libretto de Gli Esercizi spirituali. Senza questa componente, la preghiera perde di sale, di gusto. La consolatio è la gioia del pregare, è il sentire intimamente il gusto di Dio, delle cose di Cristo. E’ un dono che ordinariamente si produce nell’ambito della lectio divina, anche se evidentemente lo Spirito santo è libero di effonderlo quando vuole. Solo dalla consolatio nascono le scelte coraggiose di povertà, castità, obbedienza, fedeltà, perdono, perché è il luogo, l’atmosfera propria delle grandi opzioni interiori. Ciò che non viene da questo dono dello Spirito dura poco ed è facilmente frutto di moralismo che imponiamo a noi stessi. 

La discretio esprime ancora più chiaramente la vitalità della consolatio. Infatti, mediante il gusto
del Vangelo, mediante una sorta di fiuto spirituale per le cose di Cristo, diventiamo sensibili a tutto
quello che è evangelico e a ciò che non lo è. Si tratta quindi di un discernimento importante perché
noi non siamo chiamati solo a osservare i comandamenti all’ingrosso, ma a seguire Cristo Gesù. E
la sequela non ha un’evidenza immediata nelle scelte quotidiane se non siamo per così dire entra-
ti nella mente di Gesù, se non abbiamo gustato la sua povertà, la sua croce, l’umiltà del suo
presepio, il suo perdono. Questa capacità di discernere, nelle ordinarie emozioni e nei movimenti
del cuore, il marchio evangelico è un dono così grande che san Paolo lo chiedeva per tutti i fedeli:
“Vi sia data abbondanza di sensibilità – páse aistései, nel testo greco – perché possiate discernere
sempre il meglio, ciò che piace a Dio e ciò che è perfetto” (cf Fil 1, 9-10, Rm 12, 2). Oggi la Chiesa
ha estremamente bisogno della discretio perché le scelte decisive non sono tanto sul bene e sul
male (non ammazzare, non rubare), ma su ciò che è meglio per il cammino della Chiesa, per il
mondo, per il bene della gente, per i giovani, per i ragazzi.

La deliberatio è un successivo passo. Dalla esperienza interiore della consolazione o della
desolazione, impariamo a discernere e, quindi, a decidere secondo Dio. Se analizziamo
attentamente le scelte vocazionali, ci accorgiamo che hanno, magari inconsapevolmente, questo
andamento. La vocazione, infatti, è una decisione presa a partire da ciò che Dio ha fatto sentire e
dall’esperienza che se ne è fatta secondo i canoni evangelici. Anche la deliberatio, come la
discretio, viene coltivata in particolare mediante il dinamismo della leccio divina.

L’actio, infine, è il frutto maturo di tutto il cammino. La leccio e l’actio, perciò, la lezione biblica e
l’agire, non sono affatto due binari paralleli. Non leggiamo la Scrittura per avere la forza di
compiere quello che abbiamo deciso! Invece, leggiamo e meditiamo affinché nascano le giuste
decisioni e la forza consolatrice dello Spirito ci aiuti a metterle in pratica. Non si tratta, come
spesso pensiamo, di pregare di più per agire meglio; ma di pregare di più per capire ciò che devo
fare e per poterlo fare a partire dalla scelta interiore.”
(da Card. Carlo Maria Martini, “La gioia del Vangelo”, 1988)